"Buddhismo: fra post-modernità e tradizione

Pubblicato il 9 settembre 2026 alle ore 17:44

Di seguito propongo la lettura di un mio articolo intitolato "Buddhismo: fra post-modernità e tradizione". Sebbene siano ormai trascorsi parecchi anni dalla sua pubblicazione originaria (avvenuta nel 2005 per il CESNUR), ritengo che le dinamiche analizzate al suo interno e le riflessioni proposte mantengano tuttora una forte validità per comprendere l'evoluzione della spiritualità nella società contemporanea.

L'articolo esplora la complessa situazione del buddhismo in Occidente, e specificamente in Italia, mostrando come questa religione si trovi a un crocevia tra le sfide della post-modernità e la necessità di preservare la propria tradizione. L'analisi parte dal fenomeno sociologico del believing without belonging (il "credere senza appartenere"), evidenziando come una larga fascia di persone finisca per assimilare concetti buddhisti (come la reincarnazione in versione edulcorata) all'interno di un mix sincretico personale, pur senza aderire ufficialmente ad alcuna religione organizzata.

Il testo esamina poi il ruolo mediatico e centrale del XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, costantemente in equilibrio tra la salvaguardia del patrimonio culturale tibetano e la tentazione di presentare un buddhismo "modernista", più affine alla mentalità occidentale. Questo sforzo di adattamento, che spesso si intreccia con le moderne teorie psico-spirituali e con il filone Next Age, porta con sé il rischio di ridurre il buddhismo a una mera moda o a uno stile di vita superficiale, fenomeno ben sintetizzato dall'espressione "buddhismo-champagne" di Massimo Introvigne. Di fronte a questa deriva, l'articolo si conclude evidenziando l'importanza dei tentativi di recuperare un legame autentico con le fonti storiche della tradizione buddhista, come dimostrato dalla riscoperta dell'opera di grandi orientalisti italiani quali Giuseppe Tucci (1894-1984).

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