Dall’analisi del disordine urbano alla vulnerabilità cognitiva dei grandi hub globali: come cambiano le dinamiche della microcriminalità predatoria. In questo articolo analizziamo il fenomeno delle borseggiatrici nei terminal aeroportuali attraverso le lenti della criminologia ambientale e della scelta razionale, esplorando il delicato confine tra risposte normative e prevenzione situazionale
Nel mio precedente articolo abbiamo esplorato il delicato equilibrio tra legalità e vivibilità nelle nostre città, evidenziando la frattura tra sicurezza reale e percepita. Abbiamo analizzato come il disordine urbano generi anomia e come, secondo la celebre "teoria delle finestre rotte" del criminologo statunitense George L. Kelling (1935–2019) e del politologo americano James Q. Wilson (1931–2012; cfr. “Broken Windows: The police and neighborhood safety”, in The Atlantic Monthly, Boston, [USA] 1982; trad. it. “Finestre rotte. La polizia e la sicurezza del quartiere”, in: Polizia e società, a cura di Marzio Barbagli, Il Mulino, Bologna, 1990), la percezione di abbandono e l'assenza di un "guardiano capace" invitino inevitabilmente alla devianza.
Se in piazze e stazioni questo degrado si manifesta in forme visibili, esiste un ecosistema in cui le dinamiche della sicurezza urbana si fanno più sottili, asettiche e globali: i terminal aeroportuali.
L'aeroporto come habitat delle "attività routinarie"
Gli aeroporti sono la quintessenza dei “non-luoghi” teorizzati dall'antropologo e filosofo francese Marc Augé (1935–2023); cfr. Non-Lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité, Seuil, Parigi, [Francia] 1992; tr. it.: Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità, a cura di D. Rolland, Elèuthera, Milano, 1993): spazi di puro transito in cui l'anonimato è totale. Applicando l'approccio delle "attività routinarie", formulato dal sociologo americano Lawrence E. Cohen (1947–1998) e dal criminologo ambientale statunitense Marcus Felson (1947-; cfr. “Social Change and Crime Rate Trends: A Routine Activity Approach”, in American Sociological Review, vol. 44, n. 4, 1979, Washington, D.C. - Columbus - Ohio [USA]; tr. it.: “Mutamento sociale e criminalità: un’analisi delle attività quotidiane”, in L'analisi del reato, cit.), questi hub offrono la configurazione perfetta per il reato predatorio, poiché un autore motivato vi incontra una quantità indefinita di bersagli vulnerabili.
Tuttavia, a differenza di altri spazi pubblici, la vulnerabilità del viaggiatore in aeroporto è prevalentemente cognitiva. Il passeggero è un soggetto strutturalmente distratto, assorbito da check-in, controlli di sicurezza e coincidenze. In questo stato di saturazione emotiva, viene meno quel controllo sociale informale — i celebri "occhi sulla strada" (eyes on the street), invocati dall'urbanista e saggista statunitense Jane Jacobs (1916–2006; cfr. The Death and Life of Great American Cities, Random House, New York [USA] 1961; tr. it.: Vita e morte delle grandi città, Einaudi, Torino, 1969) — che funge da deterrente naturale. È qui che si insedia una "gramigna" criminale altamente specializzata: il fenomeno delle borseggiatrici e dei borseggiatori.
Il cortocircuito della scelta razionale e l'allarme sociale
Il borseggio in ambito aeroportuale non è microcriminalità estemporanea, ma un'attività parassitaria sistematica. Le aree landside (aperte al pubblico) e le zone di riconsegna bagagli diventano i teatri di un preciso calcolo costi-benefici, in perfetta linea con la prospettiva della scelta razionale codificata dai criminologi britannici Derek B. Cornish (1934–2025) e Ronald V. Clarke (1941–2025; cfr. The Reasoning Criminal, Springer-Verlag, New York [USA] - Germania 1986; la teoria dei due autori è riportata in tr. it.: “Modelli di scelta razionale nel comportamento criminale” , in M. Barbagli, op. cit.).
Per anni, l'alto valore della refurtiva (valuta estera, tecnologia, gioielli) ha superato di gran lunga il costo legale percepito, spesso eluso attraverso la strumentalizzazione delle tutele normative per la maternità o la gravidanza. Questo cortocircuito genera nei cittadini un profondo senso di impotenza e anomia. La reazione sociale, esasperata, è scivolata nelle ronde mediatiche e nei video virali (il noto fenomeno "Attenzione, pickpocket!"). Seppur nati da un bisogno di autotutela, questi comportamenti rischiano talora di violare la legalità stessa, trasformando spazi urbani in arene di giustizia privata.
Dalla norma alla prevenzione situazionale
La risposta legislativa italiana, culminata nel recente "Pacchetto Sicurezza" (2024-2026), tenta di arginare il fenomeno inasprendo le sanzioni per i reati predatori e la criminalità itinerante. Ma la risposta penale, da sola, non basta.
Negli aeroporti la "cura dello spazio" deve tradursi in una prevenzione situazionale e tecnologica avanzata, approccio di cui lo stesso Ronald V. Clarke è stato il massimo pioniere mondiale (cfr. Ronald V. Clarke - John Eck, Become a Problem-Solving Crime Analyst in 55 Steps, Jill Dando Institute of Crime Science, University College London [Inghilterra], 2003; tr. it.: Problem Solving e Analisi Criminale. Guida all'uso in 55 Steps, Università degli Studi di Trento - Transcrime, Trento 2008). La presenza visibile, deterrente e predittiva delle Forze dell'Ordine e dei diversi addetti alla security, unita a sistemi di videosorveglianza intelligenti e a una progettazione architettonica capace di fluidificare i flussi, sono gli unici moltiplicatori di fiducia in grado di scoraggiare la scelta criminale. Solo integrando fermezza normativa e gestione intelligente dello spazio potremo restituire ai cittadini il diritto fondamentale a una città — e a un viaggio — pienamente fruibili, protetti e sicuri.
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