La metamorfosi del sacro nell'era digitale: un'analisi sociologica del fenomeno Carlo Acutis

Pubblicato il 30 settembre 2026 alle ore 18:17

Il presente articolo analizza dal punto di vista sociologico il fenomeno di san Carlo Acutis e la sua risonanza mediatico-cinematografica, interpretandoli come esempio emblematico di come cambia il sacro nella società post-secolare. Attraverso i classici della sociologia della religione, le correnti della digital religion e le ricerche sul "sacro post-moderno" condotte dall'autore, il saggio mette in luce la ridefinizione della "santità quotidiana" nell'era digitale. L'analisi evidenzia infine la capacità di questo racconto di dialogare con un pubblico laico grazie a temi chiave: l'autenticità dell'esistenza, il valore etico dello strumento tecnologico e il confronto con il limite

La figura di san Carlo Acutis (1991–2006) e la sua pervasiva eco mediatico-cinematografica — alimentata da recenti produzioni televisive e cinematografiche quali la docu-fiction Il mio nome è Carlo (trasmessa in prima visione su Canale 5 domenica 27 settembre 2026 e resa fruibile in streaming su Mediaset Infinity) e il film-documentario Carlo Acutis. Il giovane santo (prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e OUR FILMS, A Mediawan Company, in uscita nelle sale cinematografiche come evento speciale dal 15 al 21 ottobre 2026, in concomitanza con il ventesimo anniversario della morte del giovane) — rappresentano un caso empirico di primaria importanza per la sociologia della religione contemporanea.

Nato a Londra il 3 maggio 1991 da famiglia milanese e cresciuto a Milano, Carlo manifesta fin dall'infanzia una spiritualità precoce e profonda, nutrita da un intenso legame con luoghi di particolare pregnanza religiosa. Oltre al capoluogo lombardo, la sua personale geografia del sacro è fortemente segnata dall'amore per Assisi — terra di San Francesco (1181/1182–1226), dove esprime, già prima della breve malattia che lo condurrà alla morte, il desiderio di essere sepolto e dove oggi riposa — e dalla devozione verso i grandi santuari mariani ed eucaristici, in particolare Fatima (Portogallo), Lourdes (Francia), Loreto e Lanciano. Accanto alla vita ordinaria di uno studente liceale e a una straordinaria maestria nella programmazione informatica, coltiva una dimensione interiore non comune per la sua età: partecipa quotidianamente alla Messa e recita il rosario, ponendo al centro della sua esistenza l'Eucaristia, da lui definita la sua «autostrada per il cielo». Questo precoce fervore spirituale si traduce in un costante impegno di carità attiva verso le persone senzatetto e i bisognosi della città. Carlo muore prematuramente all'età di 15 anni, il 12 ottobre 2006 a Monza, presso l’Ospedale San Gerardo, a causa di una leucemia fulminante. Proclamato beato il 10 ottobre 2020 ad Assisi, la sua canonizzazione, inizialmente prevista per il 27 aprile 2025 e poi riprogrammata a seguito della scomparsa di Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, 1936–2025; pontificato dal 13 marzo 2013 al 21 aprile 2025) è stata solennemente celebrata in Piazza San Pietro il 7 settembre 2025. A presiederla Papa Leone XIV (al secolo Robert Francis Prevost, Papa dall'8 maggio 2025), il quale, nell'omelia per la canonizzazione, indica l'esperienza di Carlo come modello di santità feriale — fondata sui Sacramenti, sulla preghiera e sui gesti concreti di carità vissuti nell'ordinarietà delle sue giornate di studente —, sancendo ufficialmente la sua risonanza globale come "primo santo millennial". 

Il fenomeno permette di analizzare la metamorfosi del fatto religioso nella società post-secolare, integrando le coordinate teoriche della letteratura scientifica internazionale con le riflessioni che ho sviluppato nel corso degli anni nei miei studi sulle nuove forme del sacro, sulla secolarizzazione e sui linguaggi mediatici applicati alla religione.

 

1. Il profilo sociologico di Carlo Acutis e la religiosità post-moderna

Se da un lato la figura di Acutis interpella direttamente le nuove generazioni, dall'altro il suo fenomeno mediatico costituisce uno specchio in cui è l'intera società contemporanea — laica e credente, adulta e giovanile — a confrontarsi con le metamorfosi del sacro. 

Per interpretare l'impatto di Carlo Acutis in termini sociologici occorre collocare il fenomeno all'interno della teoria della società post-secolare elaborata dal filosofo e scienziato politico Charles Taylor nel volume A Secular Age (The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge [USA] 2007; tr. it.: Un'età secolare, Feltrinelli, Milano 2009). Taylor descrive come l'epoca contemporanea non sia caratterizzata dalla semplice eclissi della fede, bensì da uno spostamento delle condizioni del credere: si passa da un contesto in cui la fede era un'opzione di default a un "ambiente d'immanenza" (immanent frame), in cui la ricerca di senso individuale coesiste con la secolarizzazione. Spesso si è portati a credere che la secolarizzazione coincida semplicemente con un declino della pratica religiosa o con un generale abbandono della fede. Taylor, al contrario, ci invita a guardare più in profondità, descrivendo l'epoca contemporanea non come una banale eclissi del sacro, bensì come un radicale spostamento delle condizioni stesse del credere. Se nelle epoche passate la fede in Dio rappresentava un'opzione "di base", una cornice naturale e condivisa entro cui ogni individuo nasceva e organizzava il proprio orizzonte di senso — al punto che non credere costituiva un'eccezione pressoché impensabile —, oggi la situazione si è ribaltata. La società contemporanea ha dunque progressivamente edificato quello che Taylor definisce un "ambiente d'immanenza" (immanent frame). Si tratta di un mondo costruito su basi puramente umane, una struttura sociale, scientifica, economica e tecnologica che appare del tutto autosufficiente e che è in grado di funzionare perfettamente senza dover fare alcun ricorso al divino o al soprannaturale. In questo nuovo scenario immanente, la credenza religiosa non si impone più per consuetudine, per eredità familiare o per pressione comunitaria; diventa, invece, una possibilità tra le tante, una scelta puramente individuale che si trova a dover competere quotidianamente sul "mercato dei significati" con stili di vita secolari, visioni agnostiche e filosofie laiche. Questo contesto garantisce certamente un'inedita libertà e autonomia, ma al tempo stesso può generare un senso di frammentazione, una sorta di piattezza esistenziale in cui l'individuo avverte la mancanza di un orizzonte più vasto. È proprio in questa mancanza che si riapre una profonda e modernissima domanda di senso, un desiderio di autenticità e di pienezza. La figura di Carlo Acutis si inserisce esattamente in questo snodo cruciale: egli non rifiuta l'orizzonte immanente, non fugge dal mondo moderno né demonizza l'ambiente tecnologico (tutt'altro....), ma dimostra con la sua stessa biografia come la dimensione del sacro e la ricerca di una pienezza trascendente possano essere vissute integralmente all'interno della quotidianità contemporanea.

In questo quadro teorico si colloca anche la sociologa delle religioni francese Danièle Hervieu-Léger, con il saggio Le Pèlerin et le Converti. La religion en mouvement (Flammarion, Paris [Francia] 1999; tr. it.: Il pellegrino e il convertito. La religione in movimento, Il Mulino, Bologna 2003). In esso l'autrice analizza la profonda crisi della trasmissione religiosa tradizionale, spiegando come oggi la fede non venga più ereditata passivamente dalle istituzioni o per automatismo familiare, ma debba essere oggetto di una ricerca attiva e consapevole. In questo scenario, Hervieu-Léger individua la figura del "pellegrino" come tipo ideale del credente contemporaneo: un individuo in perenne movimento interiore, che non si accontenta di dogmi preconfezionati, ma è alla ricerca di un'esperienza che dia un significato profondo al proprio vissuto. Il pellegrino si trova a dover ricomporre in modo del tutto soggettivo e personale la propria "catena della memoria credente" (lignée croyante). Se in passato questa memoria si tramandava intatta e per inerzia di generazione in generazione, oggi il credente seleziona, rielabora e fa propri solo quegli elementi della tradizione in cui riconosce una coerenza e un'autenticità, rifiutando le appartenenze rigide e formali. Per comprendere come questo mutamento si traduca nella pratica quotidiana e nella percezione delle giovani generazioni, è utile schematizzare le differenze tra il modello tradizionale e la nuova sensibilità del "pellegrinaggio post-moderno":

 

Carlo Acutis intercetta precisamente la seconda colonna di sensibilità: la sua credibilità non si fonda sul principio di autorità della gerarchia ecclesiastica, ma sull'autenticità percepita della sua traiettoria di vita. Come dimostrato dalle ricerche empiriche condotte dal sociologo Franco Garelli nei volumi Piccoli atei crescono? Davvero una generazione senza Dio? (Il Mulino, Bologna 2016) e Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell'Italia incerta di Dio (Il Mulino, Bologna 2020), le giovani generazioni mantengono un'apertura verso la spiritualità a patto che sia incarnata in modelli coerenti e non giudicanti. La "straordinarietà nell'ordinarietà" di Carlo (il liceo, gli amici, la passione per l'informatica...) spezza la distanza con l'iconografia tradizionale e si propone come una risposta alla precarietà esistenziale.

 

2. La digitalizzazione del sacro e la "santità della porta accanto"

L'associazione tra Carlo Acutis e il mondo del digitale richiama le categorie interpretative sviluppate nell'ambito dei cosiddetti Media, Religion and Culture Studies. Si tratta di un campo di ricerca interdisciplinare consolidatosi all'incrocio tra sociologia della religione, scienze della comunicazione, antropologia e studi culturali, che supera l'idea riduttiva dei media come semplici strumenti neutrali o canali passivi di trasmissione dottrinale. Questo approccio teorico riconosce una reciproca co-costruzione tra fatto religioso e convergenza mediale: da un lato, la logica e i linguaggi dei media riplasmano le estetiche, le forme comunitarie e la percezione del sacro; dall'altro, le domande spirituali e i simboli della fede orientano le pratiche digitali, i consumi culturali e i processi di attribuzione di senso (meaning-making) nell'epoca contemporanea.

 

Il paradigma della digital religion e la riconversione dei codici teologici

La statunitense sociologa della comunicazione e pioniera degli studi sulla religione digitale (digital religion) e del fenomeno religioso nei media Heidi A. Campbell, nel fondamentale lavoro da lei curato Digital Religion: Understanding Religious Practice in New Media Worlds (Routledge, London-New York [UK - USA] 2013; tr. it.: Digital Religion. Capire la pratica religiosa nei nuovi mondi mediali, FrancoAngeli, Milano 2017) e nel più recente The Oxford Handbook of Digital Religion, co-curato con Pauline Hope Cheong (Oxford University Press, New York [USA] 2024), chiarisce come la rete Internet non sia un mero canale di trasmissione messaggistica, ma un vero e proprio spazio sociale e culturale in cui le pratiche religiose vengono rinegoziate, performate e ricodificate.

E Carlo, nonostante la sua giovanissima età, non è un utente passivo dei media digitali, ma un creatore di contenuti. In termini sociologici, infatti, realizza una vera e propria "medializzazione del sacro", ovvero converte codici teologici complessi e tradizionali in forme fruibili dell'architettura di rete. Questa operazione emerge in modo emblematico nel suo progetto più noto: la Mostra Internazionale sui Miracoli Eucaristici nel mondo. Frutto di un intenso lavoro di ricerca e programmazione durato oltre due anni (tra il 2002 e il 2004-2005), il progetto vede Carlo agire come ideatore e informatico, coinvolgendo attivamente i propri genitori, Antonia Salzano e Andrea Acutis, nei viaggi di ricognizione in Italia e in Europa per fotografare le reliquie e consultare gli archivi locali. Per la curatela e la revisione formale delle schede storico-teologiche, Carlo si avvale della collaborazione di Nicola Gori, giornalista vaticanista, redattore de L'Osservatore Romano e in seguito postulatore ufficiale della sua causa di beatificazione e canonizzazione, nonché autore, insieme ad altri contributi sul giovane santo, della biografia "ufficiale" Eucaristia. La mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis (San Paolo, Milano 2024). L'iniziativa del giovane ottiene inoltre l'appoggio istituzionale di autorevoli figure ecclesiastiche: tra queste, monsignor Raffaello Martinelli (allora Capo Ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede), che offre la propria consulenza teologica, e il cardinale Angelo Comastri (allora Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Arciprete della Basilica di San Pietro), il quale firma la prefazione ufficiale all'opera. 

Sebbene il portale web abbia subito negli anni un inevitabile e profondo restyling grafico e infrastrutturale per adeguarsi agli standard della rete Internet contemporanea — evolvendo dall'originario impianto statico in HTML dei primi anni 2000 a una moderna piattaforma responsive e multilingue ottimizzata anche per la fruizione mobile —, del lavoro originale di Carlo rimangono intatti il testo storico-scientifico, il censimento rigoroso dei circa 130 miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa e la suddivisione per pannelli espositivi, divenuta la matrice grafica e concettuale impiegata ancora oggi dalle comunità ecclesiali di tutto il mondo per la stampa di mostre fisiche itineranti.

Nella nostra prospettiva, in questo progetto si evidenziano tre dinamiche sociologiche fondamentali, che indossano i tratti del pionieristico, tanto più tenendo conto del fatto che il lavoro informatico di Carlo si colloca nei primissimi anni del ventunesimo secolo: 

  1. la traduzione in ipertesto del dogma eucaristico, per cui il medesimo — tradizionalmente veicolato tramite trattati di teologia o  catechesi verbale — viene smontato e ricostruito dentro una struttura ipertestuale, dove il visitatore naviga tra mappe interattive, schede storico-scientifiche e schemi visivi;
  2. inoltre, Carlo applica la logica dell'architettura del database e della catalogazione informatica alla storia della devozione cattolica. Quindi, in qualche modo, la verità dogmatica viene riorganizzata secondo le regole dell'accessibilità digitale immediata, del download dei pannelli e della condivisibilità globale;
  3. infine, Carlo adotta un linguaggio fortemente visuale e una logica di disintermediazione: i contenuti complessi legati al mistero della fede vengono affiancati da immagini ad alta risoluzione, prove documentali e percorsi tematici geografici, rendendo la fruizione del tutto autonoma e affrancata da quel filtro istituzionale che ha sempre avuto nel clero il suo attore principale

 

La ridefinizione dell'estetica del sacro e il calendario devozionale

Il concetto teologico-pastorale di "santità della porta accanto", formalizzato da Papa Francesco nell'Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate del 19 marzo 2018 (cfr. nn. 6-9) e ripreso da Papa Leone XIV durante la cerimonia di canonizzazione, trova in Carlo una traduzione sociologica immediata. L’immagine di Carlo — il giovane in jeans, sneakers e felpa, esattamente come appare ancora oggi nella sepoltura visibile al pubblico nel Santuario della Spogliazione ad Assisi, o ritratto con lo zaino in spalla nelle sue immagini più diffuse — sovverte e destruttura il secolare codice estetico della santità. Sostituendo l'iconografia tradizionale fatta di abiti solenni o pose ieratiche con il guardaroba feriale di uno studente contemporaneo, il fenomeno Acutis dimostra visivamente che la straordinarietà della fede può abitare l'ordinarietà del quotidiano.

La memoria liturgica di san Carlo Acutis è stata ufficialmente fissata dalla Chiesa il 12 ottobre, in coincidenza con il giorno della sua scomparsa nel 2006. Sul piano istituzionale e devozionale, questa ricorrenza non rappresenta soltanto un appuntamento del calendario cattolico, ma si configura come un vero e proprio catalizzatore di attivazione mediale e comunitaria. In questa giornata, infatti, i social network, le piattaforme dedicate e le comunità virtuali registrano picchi di interazione, evidenziando come la memoria del santo si articoli in modo sincrono tra lo spazio liturgico reale e l'ecosistema digitale.

 

3. Trasformazione delle credenze: il ruolo del sacro post-moderno

Nell'esaminare le trasformazioni della ricerca spirituale e la progressiva ridefinizione dei linguaggi religiosi nella società contemporanea, gli studi e le ricerche, nonché le indagini sul campo svolte nel corso degli anni da parte di chi scrive possono forse offrire chiavi di lettura efficaci anche per decodificare la portata del fenomeno legato a san Carlo Acutis.

 

Il "sacro post-moderno" e la riconfigurazione dell'esperienza

Nel volume che ho pubblicato insieme a uno dei principali sociologi delle religioni a livello mondiale, Massimo Introvigne, Chiesa, nuova religiosità e magia: una sfida e un'opportunità. Sacro post-moderno e nuova evangelizzazione (Il Settimanale di Padre Pio, Castelpetroso [Isernia] 2005), ho affrontato la complessa transizione verso il clima culturale contemporaneo, dimostrando come la post-modernità non conduca necessariamente all'annullamento della domanda spirituale. Piuttosto, essa determina una riconfigurazione radicale dei modi attraverso cui il sacro viene percepito e vissuto. Il concetto di "sacro post-moderno" indica precisamente il passaggio da una religiosità normativa e di appartenenza istituzionale a una forma di credenza personalizzata, disistituzionalizzata, nonché fondata sull'esperienza diretta e sulla ricerca di significati esistenziali.

Tali riflessioni trovano un solido riscontro empirico nelle risultanze globali emerse dalla monumentale opera enciclopedica Enciclopedia delle religioni in Italia / Le religioni in Italia (Elledici [Torino] - Velar [Bergamo], edita nelle sue versioni a stampa del 2001, 2006 e 2013, e sviluppatasi parallelamente come archivio digitale) — alla quale ho collaborato all'interno del team di ricerca del CESNUR - Center for Studies on New Religions sotto la direzione dello stesso Massimo Introvigne e del compianto amico e vice-direttore del CESNUR, nonché grande studioso di religioni e tradizioni esoteriche, PierLuigi Zoccatelli (1965-2024). Dalla vasta ricognizione sul campo condotta per l'Enciclopedia e per altri progetti di ricerca emerge come la ricerca spirituale contemporanea nel nostro Paese, pur a fronte di un marcato pluralismo e della crisi degli automatismi di appartenenza tradizionale, non sfoci in un'eclissi del religioso, bensì in una dinamica scomposizione e ricomposizione delle credenze. Le risultanze globali testimoniano una domanda diffusa di esperienze autentiche e personalizzate, che cercano visibilità e senso anche attraverso i linguaggi digitali e l'accessibilità della rete Internet. Come ho più volte evidenziato negli anni nei miei contributi dedicati all'analisi della religiosità contemporanea, la secolarizzazione non va intesa in senso meramente quantitativo — ovvero come una semplice e lineare diminuzione del numero di credenti o delle pratiche —, bensì in senso qualitativo. Si tratta di una trasformazione profonda e strutturale della natura stessa del credere: in questo nuovo scenario, il sacro post-moderno si affranca dalle appartenenze monolitiche, per consuetudine e per tradizione ereditaria, per riconfigurarsi come una ricerca individuale, flessibile, fortemente esperienziale e orientata al vissuto personale. Questa metamorfosi del panorama spirituale trova la sua più celebre ed efficace concettualizzazione nel paradigma del believing without belonging ("credere senza appartenere"), teorizzato dalla sociologa britannica Grace Davie nel suo fondamentale testo Religion in Britain since 1945: Believing without Belonging (Blackwell, Oxford [UK] 1994). L'autrice fotografa un passaggio epocale per le società occidentali: il drastico declino della partecipazione attiva e dell'affiliazione formale alle istituzioni religiose tradizionali (without belonging) non coincide affatto con la scomparsa del sacro, poiché la ricerca di significato, la spiritualità e la credenza nel trascendente permangono a livelli elevati (believing).

Applicando questa griglia teorica alla figura di Carlo Acutis, emergono due vettori analitici fondamentali che ne spiegano l'impatto culturale e devozionale:

  1. Dalla credenza istituzionale alla testimonianza, ovvero la devozione e l'interesse attorno alla figura d san Carlo si inseriscono nell'esigenza, fortemente avvertita dal credente contemporaneo, di sostituire l'adesione formale a strutture dottrinali astratte con la ricerca di "modelli incarnati". La figura del giovane agisce come un ponte tra la proposta teologica formale e gerarchica e il vissuto quotidiano dell'individuo, traducendo la dottrina cattolica in vita vissuta.

  2. Pluralismo e linguaggi contemporanei. Come ho avuto modo di argomentare in diversi contributi di ricerca (consultabili nella bibliografia disponibile online) — tra cui l'articolo sulla scomposizione e ricomposizione delle credenze, "L'attuale panorama del sacro" (in Via Verità e Vita. Rivista monografica di approfondimento pastorale-catechistico, n. 193, maggio-giugno 2003, pp. 8-14 — la religiosità nell'epoca del pluralismo necessita di grammatiche e codici capaci di dialogare con la complessità contemporanea. In questo quadro, la pervasività dei mass media e degli spazi digitali, quali i social network, richiede che la testimonianza religiosa sappia utilizzare gli stessi canali comunicativi in cui si strutturano le relazioni sociali nell'epoca contemporanea e, quindi, anche dei più giovani.

 

La tecnologia, la contemporaneità, i giovani e le figure esemplari: media, sociologia e percorsi di senso

Un'ulteriore conferma di questa dinamica si ritrova nel parallelo con altre figure giovanili di testimonianza cristiana. Come ho evidenziato nell'articolo dedicato alla figura del Servo di Dio Domenico Zamberletti (1936–1950), la capacità di attrazione di queste figure risiede primariamente nell'autenticità di una risposta interiore vissuta nell'ordinarietà dell'esistenza e nell'accettazione consapevole del dolore. Se in Zamberletti questo dinamismo si esplica nel perimetro della vita scolastica e comunitaria del suo tempo, con Carlo Acutis assistiamo all'estensione naturale di questo medesimo processo entro i confini dello spazio digitale.

Questa traiettoria trova un punto di caduta ideale in alcune considerazioni in tema di sociologia della comunicazione e dei media. Nelle più recenti riflessioni dedicate alle metamorfosi dell'ecosistema mediale — dalla crisi dei mass media tradizionali all'avvento dei social network, fino alle sfide poste dalle tecnologie algoritmiche e dall'Intelligenza Artificiale —, ho cercato di evidenziare alcuni snodi teorici che ritengo cruciali e che di seguito espongo sinteticamente.

  • La transizione dal modello one-to-many agli ambienti reticolari. Con i tradizionali mezzi di comunicazione di massa la fruizione era prevalentemente unidirezionale e passiva. L'avvento dei social media e delle architetture di rete ha trasformato l'utente da semplice spettatore a "prosume" (ovvero, al contempo, produttore e consumatore di contenuti). In questo contesto, i nostri contemporanei e le nuove generazioni in particolare non cercano più soltanto informazioni da assimilare, ma spazi interattivi in cui performare la propria identità e costruire "comunità di senso".

  • La svolta visuale e la ricodifica dei linguaggi. Come ho analizzato in alcune indagini sulle dinamiche comunicative contemporanee, la parola scritta cede sempre più spesso il passo a una comunicazione fondata sull'immagine, sul video e sull'ipertesto. Questo passaggio non coincide con una banalizzazione del pensiero, ma con una vera e propria ricodifica cognitiva e culturale: affinché un messaggio (compreso quello etico o religioso) possa risultare incisivo, deve saper abitare i codici della visualità e della condivisibilità immediata. Ciò all'insegna di quello che il giornalista economico milanese Marco Niada, già nel 2010 indicava con il concetto di “tempo breve”, descrivendo la nostra epoca digitale, con le sue caratteristiche positive in termini di immediatezza, rapidità, globalità della comunicazione, ma anche con i rischi e le insidie ad essa intrinseci (cfr. Il tempo breve. Nell’era della frenesia: la fine della memoria e la morte dell’attenzione, Garzanti, Milano 2010) .

  • Oltre il determinismo tecnologico: agency, etica e relazioni: Nelle analisi dedicate all'impatto delle nuove tecnologie e dell'Intelligenza Artificiale sulle dinamiche sociali, ho avuto modo di prendere le distanze da quelle letture riduzionistiche che vedono la rete Internet esclusivamente come un luogo di alienazione o di controllo algoritmico. Come ho avuto modo di sottolineare, l'Intelligenza Artificiale generativa rappresenta oggi una sfida epocale e una grande opportunità per i singoli, le organizzazioni e per la società in generale e, pertanto, si configura come uno strumento fondamentale da conoscere e governare criticamente. Per comprendere questa transizione occorre spingersi oltre il determinismo tecnologico: l'infrastruttura digitale è, di per sé, un ambiente neutro che prende forma e viene saturato dall'agency umana, ovvero dalla capacità autonoma di un individuo di agire, fare scelte consapevoli e influenzare la realtà circostante. Quando l'individuo orienta il mezzo tecnologico verso finalità etiche, solidaristiche o di ricerca interiore, lo spazio digitale cessa di essere un "non-luogo" e si trasforma in un autentico spazio relazionale di senso.

San Carlo Acutis rappresenta l'esempio emblematico e concreto di questo cambiamento, precorrendo i tempi, come tipico di tutta la sua esistenza — una precocità a tutto tondo, se si pensa che ricevette la Prima Comunione a soli 7 anni in via eccezionale e che ad appena 9 anni studiava già sui complessi manuali di programmazione del Politecnico di Milano — ed incarnando in modo perfetto la sintesi di queste dinamiche. Da una parte, infatti, egli intuisce con grande anticipo che la società moderna non comunica più solo attraverso lunghi testi, ma per immagini e connessioni rapide: fa sua questa "svolta visuale" e sfrutta la rete di Internet per tradurre la complessa cultura religiosa in un linguaggio immediato, rendendola accessibile a tutti, potremmo dire "a portata di clic". Dall'altra parte, ci offre una straordinaria lezione etica: non subisce la tecnologia e non si lascia intrappolare da quel consumo passivo e da quella dipendenza "da scorrimento" che oggi gli algoritmi generano in molti utenti. Al contrario, si appropria di questi strumenti per ribaltarne la logica, dimostrando che lo spazio digitale non è un mondo finto o alienante in cui perdersi, ma un ambiente quotidiano — una vera e propria piazza feriale — in cui esprimere la propria creatività, tessere relazioni sane e offrire una testimonianza autentica dei propri valori.

 

4. La trasversalità culturale della figura di san Carlo Acutis

Il successo delle produzioni cinematografiche su Carlo Acutis, capaci di intercettare anche un pubblico laico, nonché l'interesse generale destato dalla sua figura in ambienti anche distanti da quelli ecclesiali si possono spiegare alla luce di tre dinamiche sociologiche.

  1. Il riscatto morale dello spazio digitale. La narrazione dominante attorno alla tecnologia tende a evidenziarne i tratti patologici (cyberbullismo, dipendenza, isolamento). La figura di Carlo propone invece un'inversione di tendenza: la tecnologia viene presentata come strumento di coesione, creatività e solidarietà. Questo ribaltamento riscuote un consenso trasversale anche tra educatori, sociologi della comunicazione e osservatori secolari.

  2. L'archetipo dell'autenticità esistenziale contro la "società liquida". Il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman (1925–2017), teorico della "società liquida", ha evidenziato nei suoi studi sulla modernità e sulla sociologia dei consumi culturali (cfr., in particolare, il saggio fondamentale Liquid Modernity, Polity Press, Cambridge [UK] 2000; tr. it. Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari 2002), come nel nostro ecosistema caratterizzato dalla comunicazione tramite mass media, i legami sociali e i riferimenti valoriali tendono spesso a farsi fragili, effimeri e superficiali, dominati dalla logica del consumo rapido. Eppure, proprio in risposta a questo disorientamento, la società contemporanea, forse paradossalmente, premia l'autenticità vissuta e percepita rispetto alla norma astratta. Il successo trasversale della figura di Carlo Acutis si potrebbe quindi spiegare considerando il fatto che la sua testimonianza capovolge il paradigma della liquidità. Utilizzando anche gli stessi strumenti digitali che spesso generano frammentazione, egli offre una proposta di vita "solida", radicata nella coerenza personale e nella dedizione altruistica. Il pubblico, anche quello più secolare, riconosce perciò nella sua vicenda un valore universale e un'ancora di autenticità contro lo smarrimento della post-modernità (o "tarda modernità").

  3. La tabuizzazione della morte e il senso del limite. Come analizzato dal sociologo britannico Anthony Giddens in Modernity and Self-Identity. Self and Society in the Late Modern Age (Stanford University Press, Stanford [USA] 1991; tr. it.: Modernità e identità connesse. Il sé e la società nell'età contemporanea, Il Mulino, Bologna 1999), la tarda modernità è caratterizzata da quello che egli definisce il "sequestro dell'esperienza". La società contemporanea tende, cioè, a rimuovere e nascondere dietro le quinte della vita sociale tutto ciò che genera angoscia o minaccia il senso di sicurezza ontologica ed esistenziale: la malattia, la sofferenza e, in modo particolare, la morte. Al di là della morbosa curiosità per i fatti di cronaca nera, interpretati però come "lontani" e "distanti" dalla vita di donne e uomini che vivono un'esistenza diremmo "ordinaria", si cerca, di fatto, di medicalizzare, di espellere dal discorso pubblico quotidiano e confinare in spazi istituzionali asettici questi eventi cruciali — diremmo, vitali —, alimentando in particolar modo nelle giovani generazioni l'illusione di un'invincibilità e di un controllo tecnico assoluto sulla vita o, comunque, nascondendo e allontanando il pensiero della malattia, della sofferenza e della morte. Il modo in cui la narrazione della vicenda di Carlo Acutis elabora l'irruzione improvvisa e fatale della malattia (una leucemia fulminante) scardina completamente questo tabù contemporaneo. Carlo non subisce la finitudine corporea in modo disperato, né la sua sofferenza viene nascosta o censurata; al contrario, egli la integra attivamente nel suo percorso di senso («Offro le mie sofferenze al Signore per il Papa e per la Chiesa»). In una società che non fornisce più gli strumenti culturali per decodificare e affrontare la fragilità, la sofferenza e la morte, l'atteggiamento di questo adolescente restituisce cittadinanza, dignità e significato all'esperienza del dolore. Questa limpida accettazione della finitudine umana offre uno spazio di riflessione sul senso del limite che risponde a un bisogno umano universale e insopprimibile. È proprio anche in questa capacità di restituire senso all'indicibile e incomprensibile — la morte di un giovanissimo — che risiede il potere di attrazione della figura di Carlo: un messaggio trasversale capace di travalicare i confini della sola appartenenza ecclesiale, interpellando profondamente anche il pubblico secolare in cerca di risposte di fronte al mistero della condizione umana.

Di fatto, un approccio sociologico alla figura di san Carlo Acutis e al suo messaggio conferma l'idea fondata che la secolarizzazione non ha annullato la sete di sacro, ma ne ha profondamente trasformato le modalità e le forme di manifestazione. Si fa strada un sacro calato nelle pratiche feriali, che abita con disinvoltura i nuovi ambienti digitali e trasforma l'utente da spettatore passivo a testimone attivo, rivelandosi così capace di intercettare e dialogare con le inquietudini e gli inevitabili interrogativi esistenziali dell'uomo post-moderno. Al contempo, di fronte a una cultura che tende a rimuovere o nascondere l'esperienza del limite e della sofferenza, la vicenda di Carlo svela una prospettiva diversa, dimostrando come la fragilità possa convertirsi da ostacolo paralizzante in una feconda occasione di crescita, maturazione e riscoperta di senso per sé e per la società nel suo complesso.

In questa prospettiva, riprendendo la celebre intuizione di Papa Francesco, emerge con forza come l'uomo post-moderno abbia un profondo bisogno dei "santi della porta accanto": testimoni vicini e reali che assumono il volto inedito di santi in jeans, felpa e sneakers, dotati di smartphone e PC. Capaci di mostrare con la propria esistenza che la freschezza, la bellezza e l'attualità del Vangelo possono scorrere anche attraverso la rete, dimostrando che la ricerca di significato e il sacro possono abitare e fecondare il cuore stesso dell'era post-moderna, digitale e del "tempo breve".